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La sua rinascita inizia negli anni ’80, quando il Dottor Bandinelli, sul Monte Amiata, individuò e preservò alcuni ceppi superstiti, contribuendo in modo determinante alla sua salvaguardia.
Negli anni successivi, studi genetici e sperimentazioni agronomiche ne hanno permesso la progressiva reintroduzione in coltivazione.
Fondamentale in questo percorso è stato il lavoro della Agricola SanFelice – progetto Vitiarium / Coltivatori Custodi, nato con l’obiettivo di recuperare vitigni autoctoni rari, preservare la biodiversità e restituire dignità a varietà storiche. Sequerciani è parte di questa visione come Coltivatore Custode.

Quando nel 2009 Ruedi Gerber decise di piantare la vigna, non ebbe dubbi: il Pugnitello fu la prima varietà selezionata. Una scelta consapevole, come espressione identitaria della Maremma, simbolo di biodiversità e coerente con un’agricoltura rigenerativa e biodinamica.
Quel grappolo compatto, sensibile all'oidio nelle annate umide, trova il suo equilibrio ideale nei terreni collinari argilloso-calcarei e minerali di Sequerciani, dove esposizione, ventilazione ed escursione termica favoriscono concentrazione e maturazione fenolica, scongiurando muffe.
Il Pugnitello Sequerciani.
Nasce da uve in purezza, fermentate spontaneamente con lieviti indigeni e macerate per 18-20 giorni in serbatoi di cemento.L’affinamento prosegue per circa due anni tra rovere francese e anfore di terracotta. Dopo l'imbottigliamento il vino riposa per un altro anno in vetro.
Nel calice si presenta con un rosso rubino intenso. I tannini sono importanti ma fini; al naso offre note di frutti di bosco, prugna e sfumature speziate. Al palato è strutturato e armonico, con una freschezza che sostiene e bilancia la ricchezza.
È un vino che racconta il territorio con eleganza e decisione. Perfetto in abbinamento a piatti saporiti, carni a lenta cottura, pecorini stagionati e cucine speziate.
Un gesto agricolo che si fa cultura.
Un vino da ascoltare, da vivere pienamente.
